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Nel tempo buio dell'alba

Lettera circolare 2003


 

Sono passati già due anni del nuovo secolo XXI e il Mondo continua ad essere crudele e solidale, ingiusto e desideroso di speranza. C’è ancora guerra e impero; questo ha inventato la guerra preventiva. Il mondo è ancora diviso almeno in tre: Primo, Terzo e Quarto.

La fame, la povertà, la corruzione e la violenza sono in aumento; ma sono anche cresciute la coscienza, la protesta, l’organizzazione, la volontà esplicita dell’alternativa.

Appare quel sigillo mistico che Rahner aveva profetizzato per questo nuovo secolo, certo con molti volti, tra confusione e dialogo. Le Religioni sono -sempre più- pluralismo relgioso, e dovranno essere convivenza e interscambio. La fede si rifrange in mille nomi e mille ricerche, e la fede condivisa fraternamente sarà il grande sostegno della speranza umana.

Dio è vicino. E’ vicina la nuova Umanità.

Vi è una crescente, incontrollabile ansia di cambiamento. Nei messaggi, incontri e piattaforme l’imperativo basilare è: “Vogliamo un’altra cosa!”. Vogliamo un altro Mondo, perché un altro Mondo è possibile, è necessario ed urgente. Un solo Mondo, senza primi e terzi, senza imperialismi e genocidi, senza guadagni sanguinari e senza esclusioni disperanti. Vogliamo un’altra America, diciamo concretamente quì; senza dominanzioni e senza alcas(1), in Unione fraterna. Vogliamo anche una Chiesa altra, senza “classi”, senza centralismi, senza liti per le denominazioni.

Nel Mondo questa volontà di cambiamento si esprime simbolicamente nel Forum Sociale Mondiale e in quelli nazionali. Nella Nostra America il cambiamento più significativo si chiama oggi Lula, con una proiezione di speranza per tutto il Continente. Nella Chiesa le inquietudini convergono nella proposta di un processo conciliare, forse considerato inopportuno da certi spiriti involuti, ma senza dubbio traduce molto ecclesialmente la volontà moltitudinaria di essere e di fare una Chiesa altra: più schierata a fianco dei poveri del Regno, più inculturata, più samaritana, più sinodale, più corresponsabile, più fraterna. Non è inopportuno sognare il Concilio Vaticano III o il Messico I o il Bombay asiatico...

La verità è che siamo stanchi di dominazione e di mancanza di trasparenza, nelle sfere differenti pubbliche e in quelle segrete personali. Questo nostro Mondo e questo nostro piccolo cuore, tanto cattivi a prima vista, portano una profonda carica di buona volontà, di sete di Verità, di fame di Vita e di Dio. I segni dei tempi, malgrado tanti segni contrari, sono molto luminosi, e caricano speranza. Come dice un proverbio sefardita, “l’ora più buia è quando sta per albeggiare...”.

Anche in questa Prelatura di São Felix do Araguaia, la nostra adolescente chiesa particolare, siamo in cambiamento. Quest’anno io compio 75 anni, e da legge canonica, rinuncio alla mitria. Abbiamo vissuto negli ultimi mesi un periodo abbastanza fecondo di “transizione”, con le Assemblee regionali e la promulgazione del Manuale – obiettivi, atteggiamenti, norme – che è il riferimento e la guida per la nostra “caminhada”.

Ora e con questa lettera circolare breve desidero ringraziare, in nome di tutto il Popolo della Prelatura e di tutta l’Equipe Pastorale, la solidarietà, collaborazione, presenza - gratuita e senza condizioni - di tanti amici e istituzioni che ci stanno accompagnando e rendendo possibile la nostra missione e le sue strutture di servizio. In primissimo luogo, ricordiamo evidentemente gli/le agenti pastorali che qui hanno portato “il peso del giorno e del caldo”, e hanno sopportato me. L’elenco degli agenti pastorali e degli amici è troppo lungo per dire nome per nome. Dio li conserva tutti, scritti nel Libro della Vita. Alcuni amici e istituzioni ci hanno accompagnato dalla prima ora e soprattutto lo hanno fatto nel tempo della repressione e dell’incomprensione. Io so che queste amicizie e istituzioni – voi – continueranno quale amicizia, solidarietà, presenza, per la Prelatura di São Felix do Araguaia.

Siamo già tutti/tte gente di casa, impresa familiare, una porzione, piccola ma stimolante, del Regno di Dio “tra l’Araguaia e il Xingu, il Parà e il Travessão”.

Personalmente mi sento come uno che aspetta alla fermata del bus, senza conoscere né l’ora né la meta immediata, ma in ogni caso, sapendo che continueremo in comunione l’umile viaggio umano verso la Casa paterna-materna.

Il proverbio sefardita parla della luce dell’alba; un proverbio universale dice che nell’ora del tramonto nessuna luce abbaglia... Faccio miei in quest’ora alcuni versi dell’Uomo della Mancha che mi interpretano con espressività:

“Sognare un altro sogno impossibile:
Lottare quando è facile arrendersi
Vincere il nemico invincibile.
Rifiutare quando la regola è vendere.
Quante guerre dovrò vincere per un poco di pace !
E domani, se questo suolo che ho baciato
Fosse il mio letto e perdono,
Saprò che è valsa la pena delirare
E morire di passione”.

In questa ora, in tutte le ore, valga soprattutto la consegna che le Piccole Sorelle di Gesù ci hanno ricordato, celebrando nella Prelatura i loro 50 anni di presenza in mezzo al popolo Tapirapé: “Gridare il Vangelo con la vita”.

Non ci separiamo. Continueremo uniti nella Pace militante del Regno.

 

Pedro Casaldáliga

Nota del traduttore, (1): ALCA é una sigla di "Area de Libre Comercio de las Americas". Casaldaliga lo adopera con minuscola e plurale come poteva aver adoperato onus, faos, (derivato da ONU, FAO, etc)


 


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